4 studi sullo stato dell’ecosistema innovativo italiano

L’Europa deve fare dei prossimi dieci anni il suo "decennio digitale". Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, pronunciato il 16 settembre 2020 davanti al Parlamento europeo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha così tracciato l'indirizzo della politica digitale Ue ponendo l’accento sulle priorità più stringenti: dati, cloud, banda larga e indipendenza Ue. Per questo il 20% del NextGenerationEU andrà proprio al digitale, perché «non c'è mai stato un momento migliore per investire in aziende tecnologiche europee» e «in gioco c’è la sovranità dell’Unione».

E l'Italia è pronta per questa sfida? Quali sono gli ambiti su cui si dovrebbe maggiormente investire e quali i gap ancora da colmare? Ecco 4 studi del 2020 che rilevano lo stato dell'ecosistema italiano a livello di business innovativo, blockchain, banda larga e sistema delle comunicazioni, per comprendere le prospettive di sviluppo della nuova economia digitale nel contesto nazionale e le direzioni verso cui impiegare le risorse del NextGenerationEU.

1. Report OCSE: opportunità blockchain per lo sviluppo italiano

Lo studio realizzato dall’OCSE dal titolo "Blockchain per Start-up e PMI in Italia", recentemente pubblicato, evidenzia le implicazioni che questa nuova tecnologia potrà avere nel nostro Paese. Il report, finanziato dal MiSE con l’obiettivo di analizzare lo stato di sviluppo delle nostre imprese impegnate ad elaborare le applicazioni e le infrastrutture basate sulla tecnologia blockchain, presenta inoltre le recenti novità in materia di normative e di politiche pubbliche, includendo degli spunti sulle principali policy ricavate da esperienze internazionali. Dallo studio OCSE emerge che la tecnologia blockchain, a livello globale, è in rapido sviluppo e l’Italia dovrebbe trarne vantaggio per assumere un ruolo di primo piano su scala internazionale. In particolare, nel documento si legge che "la diffusione delle soluzioni tecnologiche basate sulla blockchain avanza rapidamente e l’Italia ha il potenziale per essere un attore importante in questo mercato nascente. Con una base industriale ampia, diversificata e orientata all’esportazione e forti aziende competitive che operano nei mercati manifatturieri e dei servizi a livello nazionale e internazionale, l’Italia è ben posizionata per accedere ai vantaggi offerti dalle applicazioni e dalle infrastrutture di Distributed Ledger Technology”.

2. Rapporto Banca Mondiale: in Italia condizioni difficili per il business innovativo

L’indice annuale prodotto dalla Banca Mondiale “The ease of doing business” mostra, tra i diversi Paesi europei, dove è possibile trovare le migliori condizioni per fare affari in modo innovativo e sostenibile. Il documento, che indaga 190 economie mondiali, si basa su 12 categorie riguardanti la regolazione del business, tra cui: la facilità nel dar vita ad un’attività, l’ottenimento dei permessi per costruire, l’approvvigionamento di energia elettrica, il pagamento delle tasse, il commercio con l'estero. La facilità di fare affari in un’economia viene valutata su una scala che va da 0 (bassa) a 100 (alta). La situazione fotografata dalla Banca Mondiale evidenzia come la Scandinavia, le repubbliche baltiche e le nazioni del nord Europa dominino il ranking e ottengano i punteggi più alti: ciò significa che rappresentano l’ambiente ideale per iniziare un’attività. Da metà classifica in poi vi sono i Paesi dell’Europa centrale e dell’est Europa. Ciò che fa maggiormente la differenza è la rapidità con cui si possono ottenere i permessi per costruire e realizzare, materialmente, un'attività. L’Italia è all’ultimo posto in Europa per la facilità nel pagare le tasse, l’Irlanda al primo. L’unico indicatore che risulta non presentare differenze sostanziali è quello riguardante la facilità di commerciare con l’estero. Ogni stato, ogni anno, può prendere atto di quanto la Banca Mondiale mette in evidenza e agire di conseguenza.

3. Relazione Agcom: l'effetto della pandemia sul sistema delle comunicazioni

L'Agcom, nell'allegato alla Relazione annuale, ha stimato l'impatto dell'emergenza sanitaria causata dal Coronavirus sui settori regolati. Guardando a quello che avrebbe potuto essere l'andamento complessivo del sistema delle comunicazioni nel 2020 in assenza dell'evento congiunturale, l'effetto negativo prodotto dall'epidemia è stimabile tra i 4 e i 6 miliardi. Nel complesso, il valore del sistema economico delle comunicazioni nei primi tre mesi del 2020, stimato in 11,6 miliardi di euro di ricavi, risulta inferiore di quasi il 6% rispetto allo stesso periodo del 2019, con i tre macrosettori di riferimento telecomunicazioni, media e servizi postali che mostrano andamenti pressoché identici.
Il valore complessivo del settore delle comunicazioni alla fine del 2020 potrebbe scendere al di sotto dei 50 miliardi di euro, con una perdita rispetto al 2019 dai 3 ai 5 miliardi, corrispondente a una variazione compresa tra il -6% e il -10%. L'impatto dell'epidemia sui media non si esaurisce nel primo trimestre con effetti negativi che si riverberano su tutto il 2020: la stima sui ricavi è di una perdita tra il -9% e il-12%. “Sia per le risorse pubblicitarie sia per la vendita di prodotti editoriali - si legge nella Relazione - si prevede una severa flessione in tutti i comparti, più accentuata dell'andamento dell'intera economia”. Il canone per il servizio radiotelevisivo, data la sua natura di imposta, dovrebbe risentire meno pesantemente degli effetti negativi.

4. Dati Eurostat: Banda Larga, Italia a due velocità

L'Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione europea responsabile della pubblicazione di statistiche e di indicatori di qualità a livello europeo per consentire confronti fra paesi e regioni) ha rilevato la situazione riguardante le connessioni a banda ultra larga nell'Ue e in Svizzera, Turchia, Norvegia e Islanda. In base ai dati 2019 raccolti a livello regionale, le famiglie più connesse d'Europa si trovano nei Paesi del Nord del continente, con percentuali di copertura della banda larga che in alcune regioni olandesi come la Zelanda arrivano fino al 99% dei nuclei familiari. Per quanto riguarda l’Italia, emerge un quadro composito che fotografa un Paese a due velocità. Mediamente, i collegamenti veloci al web raggiungono l’84% dei nuclei familiari del Paese, in consistente e progressivo aumento rispetto al 49% del 2010. Tuttavia se nel Nord e Centro Italia la percentuale di famiglie che possono beneficiare delle linee a banda ultra larga è stabilmente agganciata alla media europea, superiore all’85% (con il Nord Est all’88% e Trento al 91%), le regioni del Sud, invece, fanno registrare performance tra le più modeste del continente, con la Sicilia al 75%. In Abruzzo, Sardegna e Liguria la connessione veloce raggiunge l’84% delle famiglie.


In sintesi l'Italia, nell'impiegare le risorse messe a disposizione dal NextGenerationEU, dovrà migliorare tutte le condizioni generali di facilitazione rivolte alle attività innovative di business, trarre vantaggio dalle nuove tecnologie (come la blockchain) assumendo un ruolo di primo piano su scala internazionale, rafforzare i principali comparti del sistema delle comunicazioni e ridurre il digital divide tra il nord e il sud del Paese, per consentire che l'innovazione sia veramente alla portata di tutti.

 

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