Rapporto tra export e occupazione: cosa evidenzia uno studio dell’UE

Il Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC) e la direzione generale del Commercio della Commissione (DG Trade) hanno collaborato alla realizzazione di un duplice studio congiunto riguardante gli effetti dei flussi commerciali sull'occupazione e sul reddito, rivolto in particolare ai decisori pubblici e agli operatori che si occupano di commercio estero. La relazione sui risultati è stata recentemente pubblicata in occasione della Giornata europea della politica commerciale.

Utilizzando come fonte primaria la nuova banca dati World Input-Output Database e dando seguito alla prima edizione uscita nel 2015, l'analisi presenta una serie di indicatori che illustrano nel dettaglio il rapporto tra gli scambi commerciali e l'occupazione, per l'UE nel suo complesso e per ogni singolo Stato membro. Tutti gli indicatori si riferiscono alle esportazioni dell'UE nel mondo per rispecchiare la portata della politica commerciale continentale.

Nello specifico, esaminando la ricerca, si constatano almeno tre livelli di incidenza dell'export europeo sulle dinamiche occupazionali: quantitativo, qualitativo e di propagazione. Ecco in sequenza i punti principali.

L'esportazione extra-UE sostiene un posto di lavoro su sette in Europa

Dal punto di vista quantitativo, lo studio mette chiaramente in evidenza che gli scambi commerciali equivalgono a maggiore occupazione. Le esportazioni dell'UE nel mondo concorrono a sostenere un elevato e crescente numero di cittadini in ogni parte del continente. Tra il 2000 e il 2017, i posti di lavoro dell'Unione Europea sorretti dalle esportazioni verso il resto del mondo sono aumentati del 66% fino a raggiungere la cifra di 36 milioni. Si tratta di 14,3 milioni di posti di lavoro aggiuntivi rispetto al 2000. La quota dell'occupazione nell'UE sostenuta dalle vendite di beni e servizi nel resto del mondo rispetto all'occupazione totale è aumentata pertanto dal 10,1% nel 2000 al 15,3% nel 2017. Ciò significa che uno ogni sette posti di lavoro nell'UE è sostenuto direttamente o indirettamente dalle esportazioni europee. Inoltre le esportazioni dell'Unione Europea verso il resto del mondo generano 2.300 miliardi di euro di valore aggiunto nell'UE.

Le aziende esportatrici sono più produttive e generano occupazione meglio retribuita

Sul fronte della qualità occupazionale, i posti di lavoro dell'UE collegati alle esportazioni sono meglio retribuiti, in media, rispetto a quelli negli altri settori dell'economia (12% in più). Tale valore riflette anche la maggiore produttività delle imprese esportatrici. I dati dimostrato che questo premio di produzione avvantaggia i posti di lavoro sostenuti dall'esportazione attraverso l'intero spettro delle competenze: il 15% per i lavori poco qualificati, il 10% per i lavori di media specializzazione e il 18% per i lavori altamente qualificati. Inoltre, le esportazioni dell'UE di beni e servizi nel mondo sostengono circa 14 milioni di posti di lavoro per le donne europee. Il settore manifatturiero supporta ancora la maggior parte dei posti di lavoro legati alle esportazioni (54%) in tutta l'Unione. L'industria delle macchine e dei trasporti supporta 10,4 milioni di posti di lavoro, seguita dall'industria di base con 2,9 milioni e dal settore chimico con quasi 2 milioni.

L'export di un Paese dell'Ue favorisce occupazione e competitività anche negli altri stati membri

A livello di propagazione, i dati pubblicati mettono in luce le significative ricadute positive prodotte dall'export verso il resto del mondo. Quando le esportazioni in uno Stato membro vanno bene, a beneficiarne sono anche i lavoratori in altri paesi dell'UE. Le esportazioni di un Paese UE contribuiscono quindi a sostenere posti di lavoro e ad aumentare la competitività in altri Stati membri, poiché anche i fornitori di beni e servizi lungo la catena di approvvigionamento guadagnano quando il loro cliente finale vende il prodotto finito all'estero. Ad esempio, le esportazioni nel resto del mondo della Germania (principale esportatore dell'UE) hanno sostenuto circa 6,8 milioni di posti di lavoro internamente, ma anche 1,6 milioni di posti di lavoro in altri Stati membri (quasi 160.000 in Italia). Infine, con l'espansione delle catene di approvvigionamento globali, il commercio dell'UE sostiene quasi 20 milioni di posti di lavoro ben oltre i confini europei, un'ulteriore dimostrazione di mutua convenienza dei rapporti con i partner commerciali nel mondo.

Mappa interattiva riferita all'Italia: quanti posti di lavoro sono sostenuti dalle esportazioni.


Ad integrazione e supporto dei dati esposti in questo articolo, segnaliamo che proprio ieri è stato presentato a Milano il III° rapporto del Ministero degli Esteri "Diplomazia economica: il sostegno alle imprese nel 2017", dal quale emerge che i progetti delle imprese italiane all'estero, sostenuti dalla Farnesina, hanno generato in Italia un valore aggiunto di circa 16 miliardi di euro nel 2017 (pari all'1% del Pil), 238 mila posti di lavoro e un gettito fiscale di 6 miliardi di euro. L'azione istituzionale ha anche contribuito a eliminare numerose barriere non tariffarie, aumentate sensibilmente negli ultimi anni. Gli interventi per rimuovere le barriere sono stati complessivamente 100 e hanno coinvolto 35 paesi.

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